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L’ACCORDO SUL NUCLERARE IRANIANO E L’IMPATTO ECONOMICO.

L’Iran e i paesi del gruppo 5+1 hanno finalmente raggiunto un accordo sui punti chiave del negoziato sul programma nucleare della Repubblica Islamica. Un’intesa storica con un impatto geopolitico importantissimo.

 I 18 mesi di negoziati che hanno portato al consolidamento di questo compromesso non sono però ancora finiti. Mentre i leader del mondo si occupano di dati tecnici vale la pena soffermarsi un po’ di più sulle conseguenze economiche di questo accordo, soprattutto per quel che riguarda l’impatto derivante dalla revoca delle sanzioni, che per gli analisti iraniani sono alla base di anni di crescita instabile, elevata inflazione, vincoli bancari forti e difficoltà diffusa di reperire capitali.

La prima cosa che si può dire è che la variabile tempo è cruciale. Il tempo in cui si possono togliere sanzioni non sottoposte all’approvazione del Congresso prima che cambi la presidenza ammonta a meno di due anni. Almeno sei mesi saranno perduti non solo per ostacoli frapposti da chi è ostile all’accordo o per tempi tecnici, ma anche perché prevedibilmente il prezzo del barile Brent si manterrà basso ($50-60) e quindi non potrà aiutare l’economia iraniana a crescere con la rapidità desiderata.

A prescindere dalla difficoltà contingente di elaborare previsioni affidabili, resta un dato di fatto che la fine dell’isolamento iraniano avrà un impatto sugli equilibri economici mondiali. Il primo effetto a breve può essere una stabilizzazione al ribasso dei prezzi energetici per l’aumento d’offerta e forse anche una competizione per quote di mercato tra iraniani ed altri attori. Il secondo una dinamizzazione della finanza islamica perché Teheran si presenta come un competitore interessante. Il terzo una possibilità di crescita delle economie del Golfo e di quelle collegate.

Le opportunità economiche che sulla carta l’Iran è in grado di offrire, quindi, sono notevoli, ecco perché dobbiamo aspettarci una crescita netta degli investimenti nell’area. Anche l’interscambio commerciale con l’Europa, fermo oggi a 7,6 miliardi di euro, potrebbe subire un’improvvisa impennata del 400 per cento. Del resto, per colpa delle sanzioni l’industria iraniana sta lavorando al 60 per cento delle proprie capacità, e con gli investimenti che arriveranno nel paese il suo rilancio è ormai inevitabile.

Per Europa e Stati Uniti sarebbe assolutamente insipiente non investire una volta che si è stati artefici di un accordo così rilevante dal punto di vista politico.

 L’energia è una delle poste in gioco del mercato iraniano ed è anche la migliore garanzia che i debiti e lo spostamento di capitali vengano ripagati. Tuttavia, esistono molti altri settori in cui è opportuno valutare un investimento: turismo, cultura, infrastrutture, edilizia, scienza e tecnologia, agrifood, moda, aerospazio e difesa. Naturalmente senza trascurare tutte le variabili di stabilità politica endogena ed esogena ad essi collegati.