private label

La crescita delle “Private Label”

Nella grande distribuzione organizzata, i prodotti a marca del distributore conquistano sempre più spazio sugli scaffali, riempiono il carrello della spesa ed insidiano il potere dei grandi brand. Il volume d’affari del private label ha raggiunto i 9,5 miliardi in rapporto ai 52 miliardi circa del largo consumo confezionato (il totale, compreso il “fresco” raggiunge i 114,1 miliardi), pari al 18,3% del segmento. I dati provengono da Federdistribuzione e da Adem Lab, osservatorio dell’Università di Parma. È infatti firmata dall’ateneo emiliano la ricerca che viene presentata oggi, nei padiglioni di Bologna Fiere, in occasione dell’inaugurazione di Marca, la manifestazione dedicata ai prodotti a marca del distributore promossa dal gruppo fieristico bolognese insieme ad Adm, associazione della distribuzione moderna. . L’incremento degli espositori e delle aziende produttrici, confermano il cambiamento in atto in un sistema costituito da oltre 27mila punti vendita tra supermercati, ipermercati e discount e controllato in larga parte da catene a capitale italiano. «La marca del distributore si sta riposizionando al livello dei grandi brand industriali. Si sta manifestando un disinvestimento sul prodotto di primo prezzo a favore di uno spostamento verso una fascia di mercato più alta. La convenienza resta un elemento fondamentale ma il consumatore ora chiede anche altre cose, a partire da trasparenza e tracciabilità. Riconosce non solo il fattore convenienza ma anche il valore del prodotto specifico in sé e di quello di una garanzia di maggiori informazioni», dice Massimo Viviani, consigliere delegato di Adm. Non è un caso che l’anno scorso siano state proprio le vendite dei prodotti di fascia più alta – il segmento cosiddetto Premium – e di quelli biologici a fare il grande salto. Nel primo caso con un incremento in valore superiore al 13%, nel secondo con un balzo dell’11%. Una trasformazione con un effetto diretto sulle imprese che forniscono le grandi insegne e che sono costituite nella stragrande maggioranza (parliamo di circa il 77%) da piccole e medie aziende. L’80% dei contratti stipulati dai colossi della distribuzione con i produttori hanno una durata superiore ai quattro anni, con i fornitori di oltre otto. “Le insegne chiedono efficienza – spiega Viviani – ma la durata dei contratti consente alle imprese di pianificare investimenti, con ricadute economiche e sociali sui territori in cui operano e con la valorizzazione di produzioni locali e a chilometro zero”. Certo, la quota di mercato conquistata dal private label in Italia appare ancora lontana dal 45% del Regno Unito o dal 30% circa di Paesi come Francia e Germania. Ma molti big della distribuzione in Italia sono in piena corsa, con quote dei prodotti a marca del distributore, sul totale, che superano il 25 per cento.

Alla manifestazione Marca partecipano colossi nazionali e stranieri come Coop, Metro, Auchan, Carrefour, Sigma, Conad.

DINAMICHE DI SETTORE

 

GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA IN ITALIA (settore alimentare confezionato – Dati in €uro)

Fonte: Federdistribuzione

I NUMERI:

  • Volume d’affari: 52 miliardi
  • Prodotti a marca del distributore e quota sul totale: 9,5 mld (18,3%)
  • Punti vendita: 27.668
  • Catene distributive a capitale italiano: 80,3%
  • Il 91,5% dei fornitori dei prodotti a marca del distributore sono imprese italiano delle quali oltre il 77% costituite da PMI

I prodotti private label sono tutti quei prodotti forniti da società terze ma venduti con il marchio della società distributrice. Secondo l’analisi di Federdistribuzione e Adem Lab, in Italia il volume d’affari di questo mercato ha raggiunto i 9,5 miliardi in rapporto ai 52 miliardi di tutto il comparto del largo consumo confezionato.

L’Italia, con un volume di affari del 18,3% per il private label, si sta avvicinando agli standard europei dove la domanda dei prodotti a marca del distributore è più elevata: l’Inghilterra arriva al 45% mentre Francia e Germania arrivano al 30%.