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UN ANNO DA PATRIMONIO DELL’UMANITA’ DELL’UNESCO PER I PAESAGGI VITIVINICOLI DEL PIEMONTE

È trascorso poco più di un anno dall’iscrizione dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte tra i siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Un riconoscimento che ha premiato i vignerons di Langhe, Roero e Monferrato, ma anche le aziende produttrici e gli operatori turistici del territorio. Ma in Piemonte non intendono accontentarsi e l’anniversario verrà celebrato con una serie di iniziative destinate a promuovere e valorizzare l’intera zona sotto l’aspetto agricolo, turistico, culturale, industriale.

Un intervento che arriva con un anno di ritardo e quindi si spera che i benefici si possano vedere già nel 2016; tuttavia l’afflusso turistico non è mancato neppure in questa prima parte del 2015.

Secondo il direttore del turismo di Langhe e Roero Mauro Carbone il turista è sempre più consapevole ed arriva per scoprire il territorio attraverso il vino. Quest’anno è stato registrato un vero boom di appassionati in arrivo dall’Australia, ma anche dall’Europa del Nord, a partire dalla Norvegia. E poi statunitensi, che si aggiungono ai tradizionali arrivi dalla Germania o dalla Svizzera. In frenata, invece, gli italiani.

Positiva anche la tenuta della spesa media dei turisti, per i vini ma anche per il cibo tradizionale di Langa e Roero. Anche il Monferrato, però, ha ampliato la propria offerta. A Canelli (Asti), da venerdì a domenica verranno aperte al pubblico le quattro “Cattedrali sotterranee”, la cantine storiche di Coppo, Gancia, Bosca e Contratto. Mentre, con la premiazione di ottobre dell’Acqui Storia, la parte alessandrina del Monferrato punta sulla cultura.

Ma Giorgio Ferrero, assessore regionale all’Agricoltura, invita a non dimenticare il ruolo fondamentale dei vignaioli. Perché se il vino è di altissima qualità ed il paesaggio è affascinante, il merito è di chi ha voluto rispettare la tradizione di una viticoltura di collina, più complicata e più costosa, ma che offre risultati irraggiungibili da territori molto diversi e da una produzione molto più basata sulla meccanizzazione.